E’ uno studio fatto alla Princeton University che dimostra l’insicurezza di un computer spento.
Il componente incolpato è la RAM .
Cosa succede se la RAM del nostro pc, ritenuta da sempre invulnerabile dopo lo spegnimento del computer non lo fosse?
La RAM funziona in modo che i bit 0 e 1 siano associati alla capacità dei singoli moduli.
Es:
bit 0 -> modulo scarico
bit 1-> modulo carico
Con il passare del tempo la carica decade, allora entra in atto al funzione di refresh .
La funzione di refresh serve a ricaricare correttamente la RAM mantenendo l’informazione presente.
Quasi tutti sanno che, quando il pc viene spento, i dati in RAM dovrebbero perdersi.
Ma il problema è, quanto tempo richiede?
Si è scoperto che più si abbassa la temperatura e più il tempo di decadimento dell’informazione aumenta.
Ad una temperatura di 30°, lo svuotamento impiega 60 secondi con una percentuale di errore del 40%.
Diminuendo ancora la temperatura si ha la media di 2 minuti a -50° con una percentuale di errore prossima allo zero.
In alcuni casi, i moduli più vecchi di RAM mantengono l’informazione per 6 minuti a -50°.
Avere – 50° non è difficile, basta comprare una bomboletta di aria compressa al supermercato e spruzzarla sui banchi di RAM.
Utilizzando l’azoto liquido a -196° le informazioni restano in memoria per alcune ore.
Gli errori,poi, si possono correggere analiticamente.
Quindi le informazioni sensibili sarebbero a rischio.
Ora il punto è, come effettuare l’attacco?
La condizione ideale sarebbe di avere fisicamente a disposizione il pc o laptop che sia.
Anche essendo in stand-by, i dati restano memorizzati in RAM.
Una volta che si ha il pc sotto mano bisogna evitare che il bios o il s.o. sovrascriva la ram.
Per farlo si utilizza il Cool Boot Attack; cioè si forza ad uno spegnimento il pc(togliendo la batteria ad esempio).
Quindi bisogna avere un software leggero(non un s.o.) che esegua il dump(“il prelievo”) dei dati.
A Princeton hanno fatto anche questo, hanno creato un’applicazione stand-alone che occupa pochissima memoria e che può essere avviato da rete PXE, da disco USB o da EFI.
E se il bios è impostato in modo da non permettere il boot da periferiche esterne?
Si montano i moduli di memoria su un altra macchina.
Analizzando l’immagine della RAM si può anche riconoscere la chiave di crittazione del disco per programmi come Microsoft BitLocker, Apple FileVault e TrueCrypt.
Si è visto come molto probabilmente, attraverso calcoli crittografici si riesce a risalire alle chiavi nel 98% dei casi.
Come proteggersi?
-Cancellando la ram all’avvio, impostando il bios.
-Impedendo l’avvio da rete o dispositivi esterni, sempre da bios.
-Tenere d’occhio il sistema per qualche minuto allo spegnimento.
-Impedire l’accesso fisico ai moduli di memoria.











Iscriviti al feed di Good2know